Dyson ha impiegato sei anni per trasformare uno spazzolino elettrico in qualcosa di molto più vicino a un piccolo sistema di visione artificiale. CameraJet integra una videocamera macro, algoritmi di apprendimento automatico, un getto di collutorio mirato agli spazi interdentali, connettività Wi-Fi e Bluetooth e una base che ricarica il dispositivo e riempie il serbatoio. In Italia costa 479 euro. Era esattamente il genere di prodotto che ci si aspetterebbe da Dyson: costoso, tecnicamente eccessivo e abbastanza originale da far sembrare improvvisamente banale un oggetto risolto da decenni.
Il debutto, però, è stato molto meno elegante del progetto. A fine settembre Dyson ha ammesso che un lotto di tubi del sistema a getto aveva subito un problema durante il processo produttivo, creando la possibilità che l’acqua penetrasse nel dispositivo e compromettesse le prestazioni. L’azienda ha isolato i prodotti potenzialmente coinvolti e questo, insieme alla domanda iniziale, ha contribuito a una temporanea indisponibilità. Non è quindi corretto parlare di ritiro definitivo dal mercato: Dyson afferma di essere ancora in produzione e di avere spedizioni in corso.
CameraJet era uno degli esperimenti più “Dyson” mai realizzati
L’idea alla base di CameraJet è più interessante di quanto possa suggerire la definizione di “spazzolino da quasi 500 euro”. Dyson non ha semplicemente aggiunto un motore più potente o un’altra modalità di pulizia: ha provato a creare un sistema capace di vedere la bocca, identificare gli spazi tra i denti e reagire automaticamente.
La documentazione ufficiale di lancio di Dyson descrive una videocamera macro da 100.000 pixel che analizza 28 immagini al secondo. Un algoritmo di apprendimento automatico, chiamato Gap Optical Targeting, cerca di identificare e prevedere la posizione degli spazi interdentali. Quando ne rileva uno, il dispositivo può attivare entro circa 100 millisecondi un getto conico di collutorio diretto proprio in quel punto.
Il concetto è interessante perché chiude automaticamente un ciclo che negli idropulsori tradizionali rimane affidato all’utente: osservare, posizionare e azionare. CameraJet prova invece a fare tutte e tre le cose da solo.
Una videocamera nello spazzolino non è soltanto un vezzo
La videocamera serve anche per la visualizzazione in tempo reale attraverso l’app MyDyson. Secondo Dyson, le immagini necessarie al rilevamento vengono elaborate senza essere registrate o archiviate nel cloud. L’app può inoltre mostrare indicazioni sulla copertura della pulizia e aiutare l’utente a capire quali zone sta trascurando.
Dietro questa funzione c’è una quantità di software sproporzionata per la categoria: Dyson dichiara 16 milioni di righe di codice e un sistema di apprendimento automatico addestrato su 470.000 immagini dentali raccolte durante lo sviluppo. Sono numeri forniti dall’azienda, non una misura indipendente della qualità del sistema, ma rendono bene l’idea della direzione progettuale.
Anche la parte meccanica è stata ripensata. Dyson utilizza un’oscillazione sonica variabile per mantenere le setole in movimento quando vengono premute contro il dente, mentre ogni testina integra un tag RFID che consente al dispositivo di riconoscerla e monitorarne l’utilizzo. Il prodotto combina quindi spazzolamento, pulizia interdentale, erogazione del collutorio e guida tramite applicazione in un singolo sistema.
Il problema è arrivato proprio dal circuito dell’acqua
Ed è qui che CameraJet diventa un caso interessante di ingegneria. Più funzioni si aggiungono a un oggetto, più aumentano anche i punti in cui qualcosa può smettere di funzionare. Un normale spazzolino elettrico deve soprattutto far oscillare una testina, alimentare un motore e tenere l’acqua lontana dall’elettronica. CameraJet aggiunge una videocamera, un sistema ottico, una pompa, tubazioni, un serbatoio, sensori, connettività, software, una base di riempimento e un circuito di ricarica.
Nel comunicato del 30 settembre 2026 Dyson ha spiegato che un lotto di tubi del getto aveva avuto un problema di processo, con la possibilità di infiltrazioni d’acqua. L’azienda parla di un numero limitato di prodotti iniziali e afferma di aver isolato le unità coinvolte. È una precisazione importante: il difetto confermato non dimostra che l’intera linea CameraJet sia progettata male, ma mostra quanto una singola debolezza nella catena produttiva possa diventare critica quando liquidi ed elettronica convivono nello stesso corpo.
Per un dispositivo con grado di protezione IPX7 e progettato fin dall’origine per lavorare con acqua, dentifricio e collutorio, il problema è particolarmente scomodo sul piano dell’immagine. Non perché sia tecnicamente impossibile che accada, ma perché la gestione dei liquidi è uno dei requisiti fondamentali del prodotto.
I problemi di ricarica complicano ancora di più il quadro
Accanto al difetto del lotto, esiste un secondo elemento che va tenuto distinto: l’assistenza Dyson dedica una parte consistente della diagnostica di CameraJet ai problemi di alimentazione e ricarica. Nella procedura ufficiale di risoluzione dei problemi vengono contemplati dispositivi che non si accendono, mancata ricarica dalla base, errori della batteria, necessità di reset, aggiornamenti software e controllo dei punti di ricarica per verificare eventuali segni di corrosione.
Questo non significa che tutti i CameraJet abbiano un difetto di ricarica, né che tali problemi derivino necessariamente dallo stesso lotto di tubi difettosi. Sarebbe scorretto unire automaticamente le due cose. Mostra però la complessità del sistema: perfino l’accensione di uno spazzolino può dipendere dal firmware, dall’allineamento dei contatti, dall’adattatore USB-C, dalla base, dalla batteria e dallo stato dei punti di ricarica.
Dyson ha persino previsto una batteria agli ioni di litio sostituibile. È una scelta positiva per la longevità, ma è anche un’altra dimostrazione di quanto CameraJet assomigli più a un dispositivo elettronico modulare che a un semplice accessorio per il bagno.
479 euro cambiano completamente il livello di tolleranza
Sul sito italiano di Dyson, controllato il 7 ottobre 2026, CameraJet è indicato a 479 euro IVA inclusa e risulta esaurito. A questo prezzo il problema non è soltanto stabilire se la tecnologia sia interessante: deve essere anche affidabile.
Una parte del costo può essere spiegata dall’hardware. CameraJet contiene componenti e sistemi che uno spazzolino convenzionale semplicemente non possiede: videocamera, illuminazione, elaborazione, sensori, pompa, circuito idraulico, connettività, batteria sostituibile e una base capace sia di ricaricare sia di riempire il serbatoio. Dyson ha costruito un oggetto molto più complesso del riferimento di categoria.
Ma il valore per l’utente non cresce necessariamente nella stessa misura della complessità tecnica. È il compromesso centrale del prodotto: aggiungere automazione e controllo può migliorare la pulizia e rendere più semplice la gestione degli spazi interdentali, ma aumenta contemporaneamente prezzo, manutenzione e numero di componenti che possono guastarsi.
Dyson continua a fare ciò che le riesce meglio: complicare problemi già risolti
CameraJet è anche perfettamente coerente con il modo in cui Dyson costruisce prodotti. L’azienda entra spesso in categorie mature partendo dall’idea che un oggetto considerato ormai definitivo possa essere riprogettato da zero. Gli aspirapolvere ciclonici, Supersonic e Airwrap seguono tutti, in forme diverse, questa logica: fluidodinamica, motori, sensori e controllo vengono usati per mettere in discussione soluzioni che il mercato aveva smesso di considerare particolarmente interessanti.
Con CameraJet l’esperimento è forse ancora più evidente. Non c’era una necessità ovvia di inserire una videocamera e un algoritmo di riconoscimento dentro uno spazzolino. Dyson ha però individuato un problema reale — molte persone non puliscono regolarmente gli spazi interdentali — e ha provato a trasformarlo in un problema di automazione.
Da questo punto di vista il prodotto rimane affascinante anche dopo il debutto problematico. Il fatto che una soluzione sia eccessiva non significa necessariamente che sia inutile: spesso sono proprio questi tentativi a mostrare quali funzioni potrebbero diventare normali qualche anno dopo, magari in dispositivi più semplici e meno costosi.
Più che un fallimento, per ora è un lancio fallito
Definire CameraJet un fallimento commerciale il 7 ottobre 2026 sarebbe prematuro. Il prodotto è arrivato sul mercato soltanto il 1° settembre, Dyson non ne ha annunciato la cancellazione e sostiene di essere in piena produzione. La stessa azienda attribuisce la temporanea indisponibilità anche alla decisione di isolare le unità potenzialmente interessate dal difetto.
Quello che si può già definire problematico è il debutto. Dopo sei anni di sviluppo, lanciare un dispositivo da 479 euro costruito attorno alla gestione precisa dell’acqua e dover spiegare poche settimane dopo che l’acqua può infiltrarsi dove non dovrebbe è un inciampo notevole. Le segnalazioni raccolte da The Verge descrivono inoltre alcune unità che avrebbero smesso di funzionare molto presto dopo l’acquisto.
Il vero test per Dyson arriverà adesso. Se il difetto rimarrà confinato ai primi lotti e CameraJet tornerà disponibile senza problemi diffusi, questa storia potrà ridursi a un incidente di produzione in un prodotto estremamente giovane. Se invece affidabilità e ricarica continueranno a generare problemi, l’enorme quantità di ingegneria inserita nello spazzolino rischierà di diventare il suo stesso punto debole.
Ed è probabilmente questa la parte più interessante di CameraJet: Dyson ha dimostrato ancora una volta di essere disposta a sperimentare dove quasi nessun altro vede spazio per farlo. Questa volta, però, il confine tra reinventare un oggetto e complicarlo troppo è diventato improvvisamente molto sottile.
Fonti
- Dyson — aggiornamento ufficiale sui problemi del primo lotto di CameraJet
- Dyson Italia — presentazione e caratteristiche tecniche di CameraJet
- Dyson Italia — diagnostica ufficiale per alimentazione e ricarica
- Dyson Italia — prezzo e disponibilità di CameraJet
- The Verge — segnalazioni sui problemi delle prime unità CameraJet